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Sua Beatitudine SviatoslavIl conflitto nel sud est dell'Ucraina. Sempre tese le relazioni con Mosca e in discussione l'appoggio dell'Unione europea anche dopo l’ultimo Consiglio Ue di questa settimana. Ma nel Paese la guerra ha provocato un risveglio della fede: è la Chiesa greco-cattolica a dirlo, facendosi portavoce di un messaggio di pace. «Noi non odiamo i nostri nemici», ribadisce l’Arcivescovo Maggiore di Kyiv, Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, a Roma in questi giorni per un ciclo di conferenze. Fabrizio Mastrofini (da Radio Vaticana) lo ha intervistato. L’intervista completa andrà in onda il 4 gennaio alle 18,30 nell’ambito della trasmissione «Roma: la Chiesa nella città».

R. – Ovviamente ci sono tanti elementi importanti dell’identità e tanti modi di conservarla: la vita liturgica, la vita comunitaria, la strategia comune dello sviluppo della nostra Chiesa, che si chiama la “parrocchia vivente” come il luogo dell’incontro con il Cristo vivente. Ma devo dire che quando è cominciata la guerra in Ucraina tutta la diaspora si è risvegliata: anche quelle persone che per vari motivi si erano allontanate sia dalle comunità culturali che dalla Chiesa. Ritornano perché sentono che devono fare qualcosa per coloro che soffrono in Ucraina; spesso la gente, sia in Ucraina che nel resto del mondo, vede che i politici, i diplomatici, che non riescono a fermare la guerra. E perciò le risposte alle domande difficili, la nostra gente, sia in Ucraina sia in diaspora, le trova nel Vangelo, nella fede cristiana; e questa guerra in Ucraina ha provocato un risveglio della vita cristiana autentica. La Chiesa si è risvegliata. Abbiamo perciò individuato le dimensioni importanti della “parrocchia vivente”, che è una comunità che vive la liturgia, una comunità che annuncia il Vangelo e insegna la Catechesi. Ma soprattutto è una comunità che fa il servizio sociale: perché se una parrocchia si chiude in sé stessa muore.

D. – Come convive questo grande senso di fede, speranza e carità con il fatto che non si riescono molto a scalfire gli interessi economici che a volte sottostanno e presiedono a tanti conflitti nel mondo, e probabilmente anche al conflitto in Ucraina?

R. – Gli aggressori moderni, che vogliono modellare il mondo secondo il loro piano strategico o geopolitico, vogliono incidere su tutti noi – non soltanto su noi ucraini ma anche sugli europei – due sentimenti molto pericolosi: paura e odio. Forse la paura di perdere la sicurezza economica, a causa delle migrazioni; paura di perdere il potere, a causa delle nuove elezioni; paura di questo, paura di quest’altro… Ma la risposta cristiana è: «Non abbiate paura!», perché non sono le leggi cieche dell’economia che dirigono la nostra vita, ma le persone libere e responsabili. Noi siamo i costruttori sia della nostra vita e che di quella dei nostri Paesi. Non dobbiamo avere paura di mostrarci cittadini liberi e responsabili. Il secondo sentimento è l’odio: veramente l’egoismo, sia privato che comunitario, adesso fa chiudere le nazioni europee. È l’odio verso l’altro: lo sconosciuto, lo straniero, e così via… È un sentimento molto pericoloso perché può essere, e di fatto lo è, la causa dei conflitti e delle guerre. Forse un messaggio che può venire dall’Ucraina è questo: non possiamo cedere all’odio! Non odiate quelli che forse si presentano come vostri nemici. Sappiamo che solo l’amore è capace di generare gli eroi. Se noi cederemo alla tentazione dell’odio globale, questo distruggerà sia la collaborazione tra gli Stati europei che la sicurezza mondiale, il sistema della sicurezza.

(Da Radio Vaticana)

 
 

Sviate Pysmo

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