Vent’anni fa, dal 23 al 27 giugno 2001, Papa Giovanni Paolo II si recava in Ucraina, per il suo 94.mo viaggio apostolico internazionale. Un avvenimento storico, ricordato oggi dall’Arcivescovo maggiore di Kiev-Halyic, Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, in un’intervista all’emittente ucraina Ictv. “Quella visita – ha affermato – è stata la prima ufficiale di un Papa e rimane tuttora storica. Le parole pronunciate allora da Giovanni Paolo II faranno sempre da linee-guida per lo sviluppo di uno Stato democratico”. Tre, in particolari, i principî fondamentali citati vent’anni fa dal Pontefice polacco e ribaditi oggi dall’Arcivescovo maggiore Shevchuk: “Il riconoscimento dei valori fondamentali; il rispetto della dignità umana e la necessità che il potere sia al servizio di tutti, soprattutto dei più vulnerabili e bisognosi”.
Ai politici, in particolare, ha sottolineato l’Arcivescovo greco-cattolico, San Giovanni Paolo II ricordò che “il potere è un ministero” e, in quanto tale, “non deve essere praticato secondo una visione ristretta”, basata sui propri interessi. Ai giovani, invece, Papa Wojtyła indicò “la strada giusta per la libertà”, ovvero “quella dei Dieci Comandamenti”, perché disse: “L’Ucraina è ciò che voi costruirete”. Concetto ribadito dall’Arcivescovo maggiore Shevchuk, poiché “i promotori del cambiamento in un Paese – ha detto - non sono tanto le istituzioni politiche o governative, quanto piuttosto i giovani, vera ‘forza motrice’ che può e deve costruire la nazione in cui desidera vivere”.
Incentrato sul motto “Cristo – Via, Verità e Vita”, il viaggio apostolico di Papa Wojtyła si svolse in un periodo in cui l’Ucraina versava in gravi difficoltà, anche a causa della forte instabilità politica dovuta allo scioglimento della maggioranza parlamentare e alla destituzione del Primo ministro Viktor Juščenko. Come spiegato dall’allora Maestro delle Celebrazioni liturgiche pontificie, Monsignor Piero Marini, Giovanni Paolo II giunse nel Paese “per annunciare Cristo e il Vangelo ed infondere incoraggiamento e speranza, attraverso la promozione della collaborazione per il bene di tutti”.
La visita del Papa polacco fu anche “una rinnovata occasione di impegno ecumenico”, e rappresentò un unicum sotto vari aspetti: fu, infatti, la prima volta che si celebrarono delle Beatificazioni in terra ucraina (il 26 giugno, quella dei Servi di Dio Józef Bilczewski, Arcivescovo di Leopoli dei latini, e Zygmunt Gorazdowski, fondatore della Congregazione delle Suore Józefitki; il 27 giugno, quella di 28 Servi di Dio greco-cattolici), nonché la prima volta esse vennero celebrate secondo il rito latino all’interno di una liturgia orientale.
“La visita di Giovanni Paolo II in Ucraina all’inizio del nuovo millennio - concludeva allora Monsignor Marini - è segno di speranza per il Paese, per i fedeli della Chiesa greco-cattolica e di quella latina e anche per gli uomini di buona volontà che, dopo le tragiche esperienze dei regimi totalitari, operano nel rispetto della dignità umana, per la costruzione della civiltà dell’amore e per il futuro dell’Europa e del mondo”.





