Nell'inventario della Chiesa dei Santi Martiri Sergio e Bacco realizzato dallo ieromonaco Jordan Mickiewicz il 30 giugno 1820, vi è un’annotazione di come nel 1819 per l'icona di Žyrovici fu realizzata una veste di metallo dorato con le corone in argento dorato decorate con pietre preziose artificiali.
Nell'agosto 1718, l'allora procuratore sacerdote Venedyct Trulevych disse al muratore Simone Ciotti di iniziare i lavori di restauro della chiesa dei Santi martiri Sergio e Bacco di Roma. Quando il mastro iniziò a lavorare nel vano che oggi funge da sagrestia, rimuovendo l'intonaco, vide un occhio dipinto sul muro, e subito dopo ne vide anche il secondo. Stupito, andò a informare Padre Venedykt ma quest’ultimo gli ordinò di far imbiancare l'immagine e continuare il suo lavoro. Alla fine della giornata lavorativa, Simone tornò a casa. Tornato in chiesa il giorno dopo, l'uomo vide che la calce con cui aveva imbiancato l'immagine fu caduta, e gli apparve l'intera immagine della Madre di Dio con Bambino Gesù in braccio. Il mastro corse immediatamente dal procuratore. Quando arrivò il padre Venedykt, vide che l'immagine sul muro rappresentava l’esatta copia ingrandita dell'icona miracolosa della Madre di Dio di Žyrovici (le sue dimensioni sono 1x1,5 m).
Nonostante l'icona fosse ricoperta di calce e collocata in un luogo umido (probabilmente per circa 80 anni), essa non perse la sua bellezza. Tuttavia, l'immagine fu danneggiata con uno strumento affilato utilizzato dal muratore durante i lavori, nonché da un chiodo messo nel muro per appendere una lampada. Pertanto, il padre-procuratore decise di restaurarla, affidandola all'esperto, pittore Lorenzo Gramiccia (1702 / 1704-1795), allievo del famoso Bonaventura Lamberti (1651-1721)[1], ma quest’ultimo rifiutò. Dopo un po', l'artista sentì un forte dolore alla gamba. Costretto al letto, alla fine accettò di restaurare l'icona, "liberandosi così della sfortunata malattia".
Papa Clemente XI (23 novembre 1700 - 19 marzo 1721) permise di demolire il muro e ordinò di ritagliare l'icona e trasferirla nella chiesa per la venerazione di tutti. Il fatto avvenne nella notte del 7 settembre 1719. L'icona fu spostata e collocata sul muro dietro l’altare principale, dove è rimasta fino ad oggi.
Sul muro della sagrestia dove un tempo si trovava l’icona, fu collocata una lapide commemorativa in marmo con la scritta: “Qui si trovava l'icona della Beata Vergine Maria al pascolo, la copia di quella venerata a Žyrovici, famosa per i suoi miracoli nel 1718. L’icona fu scoperta per caso sotto l'intonaco di un muro. L'anno seguente, lo stesso mese, il popolo cominciò ad affluire diventando così numeroso che, per il volere del papa Clemente XI, il 7 settembre 1719 l’icona fu staccata dal muro e trasferita nella chiesa”.
Un anno dopo, all'inizio di agosto 1719, dopo la preghiera davanti all'icona iniziarono le guarigioni miracolose. È ben noto il caso dei tredici uomini provenienti da un villaggio fuori Roma che arrivarono in chiesa, si inginocchiarono davanti all'icona miracolosa e poi si unsero con l’olio della lampada. Alla domanda su chi gli avesse chiesto di farlo, essi risposero: "Mentre stavamo lavorando nel campo di Affogalasino (5-6 miglia da Roma)[2], una bella e imponente Signora ci ha detto:" Se volete guarire, andate nella chiesa di San Sergio e Bacco vicino a Madonna dei Monti e ungetevi con l’olio della lampada accesa davanti all'icona recentemente scoperta in quel luogo.” Dopo essersi unti, gli uomini se ne andarono, confortati, e nessuno li vide più. Pochi giorni dopo vennero quindici donne vestite di bianco che se ne andarono dopo aver pregato davanti all'icona.





